Regime forfettario 2025: tutto quello che devi sapere

Account FatturaElettronica APP
Aggiornato il

Anche nel 2025 il regime forfettario si conferma la veste burocratica preferita da chi intende iniziare una carriera in partita iva, grazie alle numerose agevolazioni fiscali e burocratiche dedicate. 

Tra i motivi per cui è possibile affermare che moltissimi giovani (e non) scelgono questo regime, c’è infatti la tassazione agevolata al 15%, che per i primi cinque anni può scendere addirittura al 5%. Se nel regime ordinario ci sono diverse imposte a cui far conto, nel forfettario esiste solamente l’imposta sostitutiva – oltre ai contributi -, ovvero un’unica voce che sintetizza IRPEF, addizionali comunali e regionali. 

Inoltre, se si sceglie il regime forfettario non si è soggetti al versamento dell’IVA e quindi non è necessario richiederla al cliente, diventando così più competitivi con i preventivi proposti ai potenziali clienti (specialmente se si lavora con il pubblico). 

Burocrazia e tassazione agevolata

Un altro tema che spaventa i futuri professionisti è quello burocratico, specialmente per coloro che hanno il desiderio di pensare solamente al proprio lavoro. Per questo, nel regime forfettario si ha semplicemente l’obbligo di conservare le fatture a norma di legge – con FatturaElettronica APP non avrai nemmeno questo pensiero  – e di rispettare le scadenze del versamento di oneri e contributi. Ne consegue che anche la parcella del commercialista è, di norma, più leggera rispetto al regime ordinario, aspetto da non sottovalutare. 

Infine, introduciamo ora un concetto che svilupperemo dettagliatamente più avanti: il coefficiente di redditività. Questo coefficiente determina la “base imponibile ridotta” ed è una percentuale che corrisponde alla percentuale di fatturato soggetto a tassazione e contribuzione. 

Sottraendo questa percentuale al fatturato annuo, si ottiene una parte di fatturato che è da intendersi già netta, da non considerare per il conteggio degli oneri, in quanto sarebbe dedicata alle spese necessarie per esercitare la propria professione. 

Le percentuali variano ovviamente da professione a professione, sono determinate dall’Agenzia delle Entrate e coincidono con una parte di fatturato che sarà quindi esentasse. Per esempio, un grafico freelance in regime forfettario ha un coefficiente di redditività pari al 78%, quindi verserà tasse e contributi solamente sul 78% del fatturato.

In regime forfettario quindi non si possono scaricare i costi? Clicca qui per approfondire.

Questo sistema è particolarmente vantaggioso per chi cerca una tassazione contenuta e una gestione burocratica snella, rivolgendosi principalmente a coloro che operano individualmente o con strutture di dimensioni ridotte.

Requisiti per accedere al regime forfettario

Per poter beneficiare del regime forfettario, è necessario essere una persona fisica che esercita attività d’impresa o di lavoro autonomo. Le società di qualunque forma giuridica sono automaticamente escluse. Una volta stabilita questa condizione generale, entrano in gioco criteri più specifici che è indispensabile soddisfare.

Non è consentito far parte di società di persone, associazioni professionali o imprese familiari. Inoltre, chi possiede quote in una società a responsabilità limitata che opera nello stesso settore dell’attività forfettaria non può accedere al regime. Un altro vincolo riguarda i rapporti lavorativi pregressi: nell’anno precedente, non devono essere stati percepiti compensi superiori a 30.000 euro da aziende con cui si mantengono contratti attivi.

Attenzione! L’assunzione in partita IVA non esiste per davvero!

Un ulteriore requisito è la residenza: bisogna essere residenti in Italia o in un Paese dello Spazio Economico Europeo, garantendo che almeno il 75% dei ricavi derivi da attività svolte sul territorio italiano. Per quanto riguarda i ricavi, il limite massimo annuo da gennaio 2024 è fissato a 85.000 euro. Se l’attività viene avviata nel corso dell’anno, il limite deve essere proporzionato ai mesi effettivi di operatività: ad esempio, chi apre la partita IVA a marzo potrà fatturare fino a circa 71.260 euro.

Alcune categorie professionali, invece, non possono accedere al regime forfettario in alcun caso. Tra queste troviamo l’agricoltura e le attività correlate alla pesca, la vendita di tabacchi e fiammiferi, l’editoria, la gestione di servizi di telefonia pubblica e la rivendita di biglietti di trasporto. Anche le attività legate all’intrattenimento, ai giochi e ai servizi di agenzie di viaggio e turismo sono escluse, così come gli agriturismi e le vendite a domicilio. Ulteriori esclusioni riguardano la rivendita di beni usati, oggetti d’arte, antiquariato e collezione, incluse le aste per tali beni, oltre alla vendita di rottami e cascami.

Fonte: Agenzia delle Entrate

Questi requisiti, insieme alle esclusioni, delineano chiaramente i confini di applicazione del regime forfettario, rendendolo accessibile solo a chi opera nel pieno rispetto delle normative e dei vincoli previsti.

Cosa succede se si supera il tetto massimo? Leggi l’approfondimento.

Differenze tra artigiani e professionisti intellettuali

Il dialogo con chi lavora in partita Iva si articola in due discorsi paralleli. Esistono infatti due target differenti: i Professionisti e gli Artigiani e commercianti.

Anche nel regime forfettario esiste questa differenza, che si manifesta nelle attività svolte e negli obblighi contributivi. Gli artigiani si dedicano principalmente a lavori manuali e produttivi, come falegnami, idraulici o parrucchieri, mentre i professionisti intellettuali offrono servizi basati su competenze specialistiche, come consulenti, architetti o avvocati.

Un aspetto cruciale riguarda l’iscrizione alle casse previdenziali. Gli artigiani devono iscriversi alla Gestione Artigiani e Commercianti dell’INPS, che prevede contributi fissi, calcolati su un reddito minimo. I professionisti, invece, versano i contributi alla propria cassa di previdenza di categoria o, in assenza di una cassa specifica, alla Gestione Separata INPS.

Vuoi approfondire il sistema contributivo di artigiani e commercianti? Qui un approfondimento.

Anche i contributi previdenziali differiscono tra le due categorie. Gli artigiani versano una percentuale fissa, mentre i professionisti applicano un’aliquota variabile sul fatturato imponibile. Ad esempio, un artigiano potrebbe pagare contributi per un importo stabilito indipendentemente dal reddito, mentre un professionista calcolerà i contributi in base al reddito dichiarato.

Infine, i coefficienti di redditività sono generalmente più bassi per i professionisti artigiani. Per esempio, il coefficiente per i professionisti è generalmente fissato al 67% o al 78%, mentre per gli artigiani può scendere al 40%. Questi valori influenzano direttamente il calcolo del reddito imponibile e, di conseguenza, dell’imposta sostitutiva che ne consegue.

Vuoi sapere come determinare il proprio compenso netto a partire dal lordo? Ecco degli esempi pratici per entrambe le categorie professionali.

Come aprire partita iva in regime forfettario?

Probabilmente ti stupirà saperlo, ma aprire partita iva è gratis e si può fare in autonomia. Noi consigliamo di farlo? Assolutamente no: per quanto semplice, se si dovesse sbagliare a selezionare il codice ATECO o la cassa previdenziale si potrebbe entrare in un labirinto burocratico poco simpatico. Detto questo, analizziamo gli step necessari.

Ne parliamo qui: serve davvero il commercialista?

Per aprire la partita IVA, il primo passo è compilare il modello AA9/12, disponibile sul sito dell’Agenzia delle Entrate. Questo modulo richiede i dati personali, il tipo di attività che si intende svolgere e il codice ATECO, un codice identificativo che descrive l’attività professionale. Una volta compilato, il modulo può essere inviato online tramite SPID o consegnato presso uno sportello territoriale dell’Agenzia delle Entrate.

La scelta del codice ATECO è particolarmente importante, poiché determina non solo il tipo di attività, ma anche le regole fiscali applicabili (quelle viste in precedenza). È necessario scegliere il regime fiscale, la cassa previdenziale e, nel caso, iscriversi alla camera di commercio.

Segnaliamo qui le differenze tra professionisti e artigiani: i professionisti, come traduttori o designer, non devono iscriversi alla Camera di Commercio, mentre gli artigiani, come parrucchieri o falegnami, devono registrarsi al Registro delle Imprese, pagando i relativi diritti camerali. Questa spesa può variare in funzione dell’attività da registrare, attualmente è mediamente di circa 100/120€.

Infine, dotarsi di una pec e di un software per la gestione della fatturazione elettronica. Con questi semplici passaggi, la partita IVA è operativa e si può iniziare a lavorare in autonomia.

Come evitare di commettere errori? Affidandosi a un commercialista che segua tutta la procedura e garantisca che tutti i tasselli del puzzle siano al posto giusto. In questo caso bisogna considerare l’onorario del professionista a cui ci si affida, ma potrebbe essere un ottimo investimento per la propria tranquillità.

Regime forfettario 2025 e obbligo della fatturazione elettronica

La fatturazione elettronica è ormai obbligatoria per la quasi totalità della gamma delle professioni. Potrebbe quindi risultare superfluo, ad oggi, spiegare cosa cambia dal vecchio sistema, basti sapere che è necessario compilare un file in XML e inviarlo all’Agenzia delle Entrate, tramite il Sistema di Interscambio. 

Ti sembra fantascienza? Non temere: con FatturaElettronica APP avrai a disposizione un semplicissimo software in cui inserire i dati necessari dove segnalato. Alle cose complesse, ci pensiamo noi. 

La fatturazione elettronica semplifica la vita, specialmente con FatturaElettronica APP

L’interfaccia intuitiva di FatturaElettronica APP garantisce anche a chi non ha familiarità con strumenti digitali di inviare una fattura elettronica senza difficoltà. Per ogni dubbio o necessità, siamo sempre disponibili, con operatori pronti a rispondere via live chat, telefono o email e con tempi di attesa mediamente di 3 minuti. 

Ma non è tutto: con FatturaElettronica APP avrai sempre sotto controllo l’ammontare delle tasse, potrai compilare preventivi, convertirli in fatture in un solo click e inviare solleciti di pagamento direttamente dal software. Anche il tuo commercialista potrà accedere al sistema per offrire supporto o verificare la documentazione, ti basterà fornirgli l’accesso con l’apposita funzione.

Non credi che sia davvero così semplice? L’unico modo per averne la prova è attivare un periodo gratuito! Durante questo periodo non ti sarà mai richiesto di inserire la carta di credito o altri metodi di pagamento, così da permetterti di non proseguire o disdire in totale libertà. Altrimenti puoi leggere le recensioni dei nostri utenti: lo sapevi che siamo primi su TrustPilot nella nostra categoria?

1 Commento

Fatturazione elettronica: i 5 errori più comuni - FatturaElettronica APP Marzo 4, 2025

[…] 2024 l’obbligo di emissione di fatture elettroniche è stato esteso a (quasi) tutte le categorie di partita iva, forfettari compresi. Inoltre, un buon […]