Regime forfettario e ordini professionali: come funziona?

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Il regime forfettario rappresenta una scelta fiscale semplice e conveniente per molti professionisti, inclusi quelli iscritti agli ordini professionali, specialmente se stanno entrando nel mondo della partita iva. Uno dei fattori fondamentali per capire quale sarà l’utile dato un certo fatturato, è quello della contribuzione: esiste la cassa previdenziale INPS, ma anche quelle di settore dedicate a chi fa parte di un ordine professionale. 

Ma cos’è una cassa previdenziale?

Proviamo a farla semplice: una cassa previdenziale è un ente privato che gestisce il sistema previdenziale per specifiche categorie di professionisti, come avvocati e ingegneri. Nello specifico, questi enti raccolgono i contributi dai membri e distribuiscono i contributi versati sotto forma di pensioni, indennità di maternità e altri benefici. Ogni cassa ha regole proprie per il calcolo dei contributi, che possono includere versamenti basati sul reddito, sul volume d’affari e contributi fissi. Questi enti, infine, aiutano a garantire la sicurezza economica dei professionisti iscritti.

E cosa cambia rispetto all’ INPS?

L’INPS (Istituto Nazionale della Previdenza Sociale) è un ente pubblico e gestisce la previdenza sociale per la maggior parte dei lavoratori in Italia, inclusi quelli autonomi non iscritti a specifiche casse previdenziali. Rispetto alle casse private, l’INPS ha regole più uniformi per tutti i lavoratori, indipendentemente dalla professione, e le aliquote contributive tendono ad essere più alte. Le differenza principale è che le casse previdenziali private possono offrire prestazioni più mirate e specifiche per le esigenze dei loro membri, come sussidi di maternità specifici per la professione o pensioni integrative, mentre l’INPS mira a un servizio più orizzontale, senza necessità specifiche.

Prima di addentrarci nei calcoli, facciamo un po’ di ordine.

Forfettari e gestione separata INPS

La gestione separata INPS è destinata ai lavoratori autonomi che non sono iscritti a casse previdenziali specifiche e nel 2024 – per chi ne fa parte –  le aliquote sono pari al 26,27% dell’imponibile. La gestione separata INPS vede al suo interno la divisione tra artigiani/comemrcianti e professioni intellettuali: nel primo caso ci sono contributi fissi da versare, nel secondo caso invece è tutto in percentuale.

Leggi questo articolo per approfondire questa differenza.

Le casse previdenziali degli ordini professionali

I professionisti iscritti agli ordini professionali devono aderire alle rispettive casse previdenziali, ciascuna con regole specifiche. Ad esempio, gli avvocati sono tenuti a versare i contributi alla Cassa Forense, mentre i commercialisti aderiscono alla Cassa di Previdenza dei Dottori Commercialisti. Analogamente, ingegneri e architetti versano i loro contributi a INARCASSA, mentre i giornalisti fanno riferimento a INPGI (Istituto Nazionale di Previdenza dei Giornalisti Italiani).

Esistono differenze anche tra i contributi stessi, che possono essere soggettivi o integrativi. Inoltre, esiste il contributo di maternità.

Tipi di contributi

  • Contributo soggettivo: calcolato sul reddito professionale netto, è destinato a finanziare le pensioni dei professionisti. La sua aliquota varia in base all’ordine professionale.
  • Contributo integrativo: calcolato sul volume d’affari IVA (fatturato) e serve a finanziare le spese generali della cassa previdenziale. Se in regime forfettario, questa aliquota solitamente è pari al 4% e prende il nome di Rivalsa.
  • Contributo di maternità: destinato a finanziare le indennità di maternità e altre forme di assistenza alle famiglie.

Le principali differenze tra le casse previdenziali degli ordini professionali e la gestione separata INPS riguardano la percentuale di contribuzione: le casse professionali spesso offrono aliquote più basse rispetto alla gestione separata INPS e possono fornire a chi ne fa parte prestazioni aggiuntive specifiche, come sussidi di maternità, indennità di malattia e pensioni integrative.

Perché e quando conviene aderire a un ordine professionale

Aderire a un ordine professionale non è strettamente legato alla questione contributiva, anzi, in alcuni casi è obbligatorio per esercitare una determinata professione: gli avvocati possono definirsi tali una volta superato l’esame di stato e iscritti all’ordine, per esempio. Ma non solo: accedendo all’ordine professionale si ha modo di sfruttare convenzioni dedicate, oltre a eventuali sussidi, e di accedere a una rete di colleghi e risorse professionali. 

Tuttavia, l’obiettivo di questo articolo è capire come funziona la contribuzione, quindi vediamo degli esempi pratici.

Forfettari e ordini professionali, come cambia la contribuzione?

Per comprendere meglio le differenze tra la gestione separata INPS e le casse previdenziali degli ordini professionali, consideriamo due esempi pratici.

Per esempi pratici che considerano tutti i contributi e le imposte, leggi questo articolo.

Esempio 1: Avvocato iscritto alla Cassa Forense

Un avvocato con un reddito annuo di 40.000 euro deve versare contributi soggettivi e integrativi secondo le aliquote stabilite dalla Cassa Forense. Supponiamo che le aliquote siano del 14% per i contributi soggettivi e del 4% per i contributi integrativi:

  • Contributo soggettivo: 40.000 * 14% = 5.600 euro
  • Contributo integrativo: 40.000 * 4% = 1.600 euro

In totale, l’avvocato verserà 7.200 euro di contributi alla Cassa Forense.

Esempio 2: Ingegnere iscritto a INARCASSA

Un ingegnere con un reddito annuo di 40.000 euro ha un coefficiente di redditività del 78%. L’imponibile su cui calcolare i contributi sarà quindi:

  • Imponibile: 40.000 * 78% = 31.200 euro

Supponiamo che l’aliquota soggettiva sia del 14,5% e l’aliquota integrativa sia del 4%:

  • Contributo soggettivo: 31.200 * 14,5% = 4.524 euro
  • Contributo integrativo: 40.000 * 4% = 1.600 euro
  • Contributo di maternità: 60 euro

In totale, l’ingegnere verserà 6.184 euro di contributi a INARCASSA. Tuttavia, è importante considerare che INARCASSA richiede anche un contributo minimo annuo che può comportare un importo totale di circa 5.000 euro anche se il calcolo sopra menzionato suggerisce un valore inferiore.

Esempio 3: Consulente non iscritto a un ordine professionale

Un consulente con lo stesso reddito di 40.000 euro, iscritto alla gestione separata INPS, pagherà il 26,27% del reddito in contributi previdenziali:

  • Imponibile: 40.000 * 78% = 31.200 euro
  • Contributo INPS: 31.200 * 26,27% = 8.193,84 euro

In questo caso, il consulente verserà 8.193,84 euro alla gestione separata INPS, una percentuale significativamente più alta rispetto a quella richiesta dalle casse professionali.

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